Francese Franco

Milano, marzo 1974. Franco Francese (al centro con sua figlia Erica e Alfredo Paglione).

(Milano, 1920-1996)

Precocissimo, si dedica sin dalla metà degli anni trenta al disegno e segue i corsi di incisione alle scuole della Società Umanitaria di Milano. Nel 1936 si iscrive al Liceo Artistico di Brera e frequenta lo studio del maestro Angelo del Bon. Nel 1940 è richiamato sotto le armi e durante il servizio militare crea disegni pieni di angoscia e sgomento. Si interessa a pittori come Goya, Piero di Cosimo, Rubens, Rembrandt, Bosch, Daumier, Redon. Si rifugia vicino Vercelli nella casa di famiglia nel 1943, e torna a Milano solo nel 1945, anno in cui si iscrive all’Accademia di Brera dove si diploma sotto la guida di Giacomo Manzù. Frequenta l’ambiente che ruota intorno alle riviste «Il ’45» e «Politecnico », e in quel periodo interviene anche sulle riviste «Numero» e «Pittura». Espone per la prima volta presso la galleria Ciliberti a Milano, e dall’anno successivo inizia a collaborare come illustratore con la casa editrice Einaudi. Sebbene avesse già iniziato a dipingere, partecipa alle prime mostre esponendo unicamente disegni, e nel 1949 vince il premio di disegno Diomira. Esaurito il momento di ricerca su forme cubiste che aveva improntato l’attività precedente, aderisce, intorno al 1950, al movimento realista. Nel 1952 è presente alla Biennale di Venezia, dove sarà anche nel 1960 (con una sala personale) e nel 1982. La prima importante personale è nel 1954 alla Galleria Colonna di Milano, presentata da Mario de Micheli. Sempre nel 1954 è alla Galleria della Piaz- za Vecchia di Brescia e vince i premi Marzotto e Suzzara. Nel 1955 soggiorna a Parigi ed espone alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, dove torna anche nel 1959 e nel 1972. Dopo essersi distaccato dal Partito Comunista, ha una profonda crisi ideologica che lo porta a volgere i suoi interessi verso temi più intimistici e più contemplativi. Dall’inizio degli anni sessanta la sua pittura si orienta definitivamente verso una dimensione psichica. A partire dal 1960, anno in cui partecipa anche alla Biennale di Venezia, l’artista espone con regolarità a Milano alla Galleria delle Ore e dal 1961 alla Galleria Bergamini. Nel 1968 soggiorna a lungo nelle Fiandre e si interessa alla pittura fiamminga. Delle numerose personali si ricordano quelle al Kunstmuseum di Winterthur e a Lugano (1965), alla Galleria Toninelli di Milano (1975), alla Galleria Trentadue di Milano (1981, 1982), alla Galleria Montrasio di Monza (1986, 1988). Fra le mostre antologiche quelle del Castello Sforzesco di Milano (1975), della Galleria Civica a Campione d’Italia (1983), della Loggetta Lombardesca di Ravenna (1984), di Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1991), del Museo di Mendrisio (1995). Muore a Milano nel 1996. A cura di Marco Goldin è la prima antologica postuma, nel 1997, alla Casa dei Carraresi in Treviso. A Monza, presso Montrasio, la prima mostra omaggio in sede privata, dopo la scomparsa dell’artista. Nel 2004 le sue opere sono presenti alla mostra permanente «Arte per Immagini» al Museo d’arte «Costantino Barbella» di Chieti.

Imbarco, 1978.
Francese Franco

Imbarco, 1978.

Nel segno dell’immagine

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Arte per immagini

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