Germanà Mimmo

(Catania, 1944 – Milano, 1992)

 

Autodidatta di formazione, nel 1970 lascia la Sicilia per trasferirsi a Roma, dove esordisce alla Galleria L’attico. E’ il momento dell’arte concettuale e Germanà crea lavori oggettuali e analitici ed esperienze video. Ma ben presto si avvicina alle esperienze transavanguardistiche, recuperando l’uso del colore. Nell’80 infatti si trasferisce a Milano, e recupera la tecnica pittorica, in linea con le esperienze del ritorno alla materia degli artisti della Transavanguardia. La sua è una figurazione esoterica e primitivizzante, con valenze impressioniste e simboliste, nelle quali il colore riveste, come in Matisse, un ruolo centrale. Nascono libere e fantastiche immagini di fauni, ninfe, animali e figure in suggestive atmosfere primordiali, avulse da qualsiasi riferimento naturalistico o rappresentativo. Questa energia fantastica per la quale venne anche definito “lo Chagall italiano”, gli vale, nello stesso ’80, una personale alla Galleria Mazzoli di Modena, dove torna ancora  nell’81 e nel ’90, e la partecipazione alla Biennale di Venezia, nella sezione Aperto 80. Nel 1987 vince il Premio Gallarate, mentre nell’88 allestisce la mostra Mimmo Germanà. Terra incognita alla Tour Fromage di Aosta. Attorno agli anni Novanta la sua figurazione assume un maggiore sintetismo e nella sua tavolozza prendono il sopravvento la tonalità del blu e del nero. Gli vengono dedicate importanti pubblicazioni, come Mimmo Germanà, edizioni Prearo, a cura di Tommaso Trini e con prefazione di Achille Bonito Oliva. Durante tutto il suo percorso artistico, interrotto dalla prematura morte, ha frequentemente esposto all’estero, ottenendo notevoli riconoscimenti.

Tra le mostre personali più importanti: Galleria Toselli di Milano (1977, 1978, 1981, 1985), Galleria Pio Monti di Roma (1978), Galleria Cavalieri di Bologna (1981, 1982), Galleria Advance di Dusserdorf (1981), Galleria Ariadne di Vienna (1982), Galleria Antiope France di Parigi (1983), Galleria Ferrari di Verona (1983, 1987), Galleria Barlach di Amburgo (1984), Biennale di Sidney (1984), Galleria La Bertesca di Milano (1985), Galleria Chifel di Genova (1985, 1986), Galleria Studio Kostel di Parigi e Galleria Campanile di Bari (1987), Galleria Soligo di Roma e Studio Galliani di Genova (1988), Galleria Macght di Parigi, Galleria Yesse di Bielefeld, Centre Culturel Francais a Il Cairo ed Alessandria d’Egitto e Museo di Pittura e Scultura di Instabul, in Turchia (1989), Artscope di Bruxelles, Ephemere a Montigny le Tilleul e De Gryse di Tielt, in Belgio, Centro Culturale Francese di Damasco, in Siria, Delegazione d’azione culturale Tessalonica, in Grecia, Istituto Francese di Atene, Centro Culturale Francese di Ammam, in Giordania (1990), Runsterlrhaus a Graz (1991).

Muore nel 1992, a soli 48 anni. Tra le retrospettive si ricordano soprattutto quelle al  Museo d’arte contemporanea e Fondazione Orestiadi di Gibellina (1994) a cura di Achille Bonito Oliva, e alla Galleria Boxart di Verona, a cura di Francesco Gallo. Ultimamente gli sono state dedicate importanti mostre come l’antologica alla Saletta d’arte Viviani di  Pisa (2005), la mostre al Museo Archeologico regionale di Agrigento (2008) e alla Galleria Vinciana di Milano (2010).

Nel segno dell’immagine

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Arte per immagini

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