Plattner Karl

(Malles Venosta, Bolzano, 1919 – Milano, 1986)

Karl Plattner nasce nel 1919 da una famiglia povera e numerosa, ultimo di dieci fratelli. A quattordici anni va a bottega da un imbianchino del paese, e comincia a dipingere per diletto. A sedici anni si trasferisce a Bressanone, da un verniciatore, e conosce il pittore e restauratore viennese Anton Sebastian Fasal. Plattner impara grazie a lui la tecnica dell’affresco. Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene chiamato nell’esercito italiano, ma viene congedato già dopo pochi mesi e torna in Alto Adige. Nel 1940 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Berlino, ma ancora una volta la storia lo chiama al suo dovere e viene arruolato nell’esercito tedesco. Nel 1943 finalmente riesce a ottenere un congedo per motivi di studio, e per sei mesi frequenta l’Accademia.
Dopo la guerra ritorna in Venosta e nel 1946 organizza la sua prima personale. Tra il 1947 e il 1948 frequenta l’Accademia, prima a Firenze e poi a Milano. Nel 1949 per un anno è a Parigi, allievo di André Lhote. Tornato in Italia si divide tra Milano, Firenze e l’Alto Adige, dove dipinge i primi affreschi (il primo è del 1947, nella chiesa di Montechiaro, poi Prato allo Stelvio e Malles Venosta).
Nei primi anni cinquanta torna a Parigi per preparare i cartoni per il monumento ai caduti di Malles e di Naturno, e va in Brasile per esporre a San Paolo nel 1952. Nel 1955 affresca a Bolzano la sala consiliare del consiglio provinciale, per poi tornare di nuovo in Brasile ad affrescare la sede del giornale «Folha da Manha». In Brasile organizza anche altre due esposizioni. Nel 1958 torna definitivamente in Europa e ottiene di affrescare la cappella di «Ponte Europa», la sua opera più impegnativa.
Successivamente Plattner ritorna a Milano, dove resta fino al 1978. Poi va a Parigi, dove si ammala, ed è costretto a trasferirsi a Cipieres. Lì rimarrà, salvo brevi periodi trascorsi a Parigi, Milano e Burgusio, fino alla morte, avvenuta a Milano nel 1986.

La sedia vuota, 1969-1970.
Plattner Karl

La sedia vuota, 1969-1970.

Nel segno dell’immagine

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