Mostra permanente
I PROMESSI SPOSI

Chieti, Fondazione Carichieti
Mostra permanente

18 luglio 2003

58 ACQUARELLI DI ALIGI SASSU REALIZZATI NEL 1943-44 DELLA COLLEZIONE ALFREDO E TERESITA PAGLIONE

a cura di Gianmarco Gaspari e Giancarlo Vigorelli

I frutti rigogliosi e provvidenziali dei “Promessi Sposi” di Aligi Sassu

 

Il mecenatismo e le tante imprese culturali (aperture di nuovi musei con cospicue donazioni, la Fondazione Crocevia per l’arte sacra, la sorprendente trasformazione di Tornareccio, suo paese natale, nella cittadina dei mosaici, innumerevoli mostre dedicate alle valorizzazione di grandi artisti italiani, da Sassu a Galliani, ecc.) realizzate da Alfredo Paglione, sembrano trovare una chiave di lettura in questo celebre brano del Faust di Goethe: “Fino a che uno non si compromette, c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa (e creazione) c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare, cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia”. Ecco il segreto dell’instancabile azione culturale di Paglione, abruzzese doc, uomo lungimirante, fantasioso, pragmatico, raffinato, dotato di una volontà d’acciaio condita da un sorriso rassicurante, ma soprattutto illuminato dal dono della fede che lo porta a non sentirsi mai solo lungo il suo cammino. Me ne sono reso conto, una volta di più, sfogliando insieme a Paglione le dieci Agende manzoniane realizzate dalla Fondazione Carichieti a partire dal 2004 su suo impulso e nate, insieme al Concorso Nazionale di Pittura “Illustrare Manzoni” per le scuole d’arte e alla creazione del Centro Abruzzese Studi Manzoniani di Chieti, da una vicenda straordinaria e provvidenziale, quella de “I Promessi Sposi” illustrati con 58 acquerelli da Aligi Sassu, settant’anni fa. A tale proposito il racconto di Paglione è appassionante. “ Sassu – ci dice il mecenate con  trascinante fervore – realizzò questi 58 acquerelli nel 1943-44 quando, uscito dal carcere di Fossano (dove era confinato per antifascismo), come sorvegliato speciale, si rifugiò sul Lago d’Iseo in casa dell’amico Primo Minervino. Gli furono commissionati da Giampiero Giani, noto editore di raffinati libri per bibliofili. L’opera allora non venne pubblicata; anzi, per esigenze di carattere economico, Sassu fu costretto a vendere l’intera raccolta ad un noto gioielliere di Milano di nome Renato Perugia, il quale la conservò intatta per tanti anni. Alla sua morte Sassu, purtroppo, perse di vista il suo capolavoro con grande rammarico. Miracolosamente (forse è la Provvidenza ad aver provveduto…) un giorno gli acquerelli riapparvero nelle mani di un noto imprenditore farmaceutico ed editore d’arte, Gino Cerastico, residente a Milano e a Lugano. Ricordo che si trattava di un personaggio notevole, di grande corporatura, che un giorno si presentò improvvisamente nella mia Galleria 32 in via Brera, per mostrarmi la sua meravigliosa raccolta, alla quale teneva tantissimo, esprimendomi anche il suo vivo desiderio di volerla pubblicare. Purtroppo nel giro di un paio d’anni anche lui inaspettatamente morì. Fu allora che la moglie, Lù Cerastico, che viveva a Lugano, venne da me dicendomi che intendeva vendere la raccolta dei 58 acquerelli, preferendo però non affidarli ad una casa d’aste per evitare l’eventuale smembramento e dispersione delle tavole. Io allora, conoscendo il preciso interesse di mio cognato Sassu a riacquistare proprie opere di particolare valore, suggerii alla Signora Lù di recarsi a Monticello in Brianza, dove Sassu viveva nella sua villa, per mostrargli la sua raccolta e tentare di venderla a lui. Ricordo benissimo che la Signora Cerastico mandò allora il suo amministratore, Rag. Chiari. Costui, avendo detto a mio cognato il prezzo dell’opera, si sentì rispondere testualmente dal Maestro: “Io le mie opere le dipingo per venderle, non per riacquistarle”. Evidentemente la richiesta gli dovette sembrare forse eccessiva. Dopo un paio di mesi però, la Signora Cerastico tornò da me per chiedermi di consigliarle come riuscire a collocare una così importante e preziosa raccolta presso un collezionista di mia conoscenza. A quel punto – essendo grande il mio interesse a recuperare un così notevole capolavoro anche per far felice mio cognato – le dissi che se mi avesse fatto un po’ di sconto, cioè un buon prezzo, l’avrei volentieri acquistato io. La Signora Lù capì perfettamente la mia situazione e allora, pur a malincuore, accettò di farmi uno sconto del 10% sulla precedente richiesta fatta a Sassu. Fu per me un giorno di grande felicità. Non credevo ai miei occhi mentre sfogliavo una per una le 58 tavole. Subito però cominciai a fantasticare e a pensare come far conoscere al grande pubblico un’opera così straordinaria, che avrebbe dato tanta gloria all’Autore”.

Ascoltando questa incredibile vicenda si comprendono ancor meglio le riflessioni di Goethe e anche la verità dell’adagio popolare che dice “Aiutati che Dio t’aiuta”.

Gabriele Simongini

Don Abbondio e i bravi
Sassu Aligi

Don Abbondio e i bravi

Lucia
Sassu Aligi

Lucia

Renzo
Sassu Aligi

Renzo

Don Rodrigo
Sassu Aligi

Don Rodrigo

Addio, monti
Sassu Aligi

Addio, monti

L’assalto ai forni
Sassu Aligi

L’assalto ai forni

Il torrentaccio
Sassu Aligi

Il torrentaccio

La milizia
Sassu Aligi

La milizia

La peste
Sassu Aligi

La peste

Quella bestia sciolta
Sassu Aligi

Quella bestia sciolta

Padre Cristoforo
Sassu Aligi

Padre Cristoforo

Il perdono
Sassu Aligi

Il perdono

Sassu Aligi