Mostra permanente
IL FASCINO DELL'IMMAGINE
Tradizione e modernità

Pescara, Museo Vittoria Colonna

23 maggio 2014

Mostra a cura di
Alfredo Paglione
Sandro Parmiggiani

Catalogo: Ianieri Edizioni
Sandro Parmiggiani

Critico d’arte
“Questa donazione di opere di Bonichi, Carmassi, Orellana al Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara (…) è l’ultimo fuoco acceso da Paglione, segretamente convinto che queste fiamme siano destinate ad ardere e a rafforzarsi, come se, nella notte, guardando dall’alto il suo Abruzzo, se ne potessero vedere i riverberi. Alfredo Paglione ha più volte voluto sottolineare la sua ininterrotta fedeltà all’“immagine”, non il puro soffermarsi sul buon tempo antico, ma l’esigenza di comprendere ciò che, al di là dei mezzi con cui si esprime, parla all’umano sentire, distinguendolo da ciò che, magari avvalendosi degli strumenti del marketing, non ha dentro la sua intima costituzione quell’aspirazione al perenne. Una dichiarazione d’intenti che Alfredo Paglione ha fatto propria con i “fuochi” accesi in Abruzzo, ai quali ora s’aggiunge questo di Pescara, non tanto per preservare la memoria di sé, ma piuttosto quella di artisti con i quali ha avuto, per un periodo più o meno lungo, un sodalizio umano vero. E soprattutto per arricchire la sua terra di opere d’arte, “bene comune” di chi in Abruzzo vive e di chi abbia il desiderio e l’opportunità di recarvisi”.
Giovanni Gazzaneo

Presidente Fondazione Crocevia
“Paglione è consapevole che una società senza memoria produce bellezza effimera oppure la deride, l’abbandona, la violenta, e allora il brutto regna sovrano e riduce l’arte a merce di scambio, a questione di mercato che nulla ha a che fare con la cultura. E ha saputo testimoniare che una bellezza autentica invece è ancora possibile. Grande conoscitore d’arte e di uomini, Paglione ha il gusto di cominciare cose nuove. In un Paese come il nostro, sempre più incapace di innovazione perché non sa più progettare il proprio futuro, il mecenate abruzzese ha creato musei, centri culturali e manifestazioni, grazie alla sua generosità, ma soprattutto a questo suo sguardo che sa andare oltre e cogliere nel seme la pianta che verrà generata. Ama citare i versi di un poeta cinese, Kuan-tseu, vissuto nel VII secolo a.C.: “Se tu progetti per un anno, semina grano. Se per dieci anni, pianta un albero. Se per cento anni, diffondi bellezza. Seminando grano, raccoglierai una volta. Piantando un albero, raccoglierai dieci volte. Diffondendo bellezza, raccoglierai cento volte.” E lui ha raccolto tantissimo e altrettanto ha donato: quasi mille opere di grandi artisti italiani e stranieri, da de Chirico a Miró. Alfredo e arte hanno in comune l’iniziale di amore: il suo è stato un amore per l’arte, ma anche l’arte di amare. In tutto quello che ha fatto ha messo amore. Il suo operare nasce da un cuore innamorato. Ha saputo voler bene e farsi voler bene. Perché l’amore è l’unica cosa al mondo che più si divide più cresce, come l’amore di una madre e di un padre per i loro figli… Teresita è stato l’amore di una vita e con lei ha saputo voler bene ai suoi artisti, agli scrittori, ai poeti, a quei figli che non ha mai avuto e che ha trovato nei giovani della sua terra, la terra di Abruzzo”.
Alfredo Paglione

“Attraverso le mie donazioni desidero che la bellezza raggiunga il maggior numero di persone, che riempia i loro occhi e tocchi il loro cuore e faccia loro percepire la luce che c’è sempre oltre il buio. Questa raccolta, del Museo Vittoria Colonna di Pescara, è l’ultima tappa di un cammino iniziato con la creazione del Museo dello Splendore, il Mas, a Giulianova nel 1997 e continuata con l’apertura di tanti Musei o di sezioni d’arte contemporanea in Abruzzo. Un cammino che continua e che ha come filo conduttore il mio omaggio soprattutto ai giovani, che sono la speranza e il futuro di questa Italia che non sa più dare fiducia, spazio, lavoro ai suoi figli. Per loro ho voluto diffondere richiami all’arte e alla bellezza: è come se accendessi dei piccoli fuochi, come se piantassi degli alberi. Mi auguro che vengano ben accolti, alimentati e fatti crescere nel tempo, per aiutare i giovani a ricercare la bellezza che, com’è stato per me, li farà vivere meglio e risponderà alla loro sete di grandi orizzonti”.

CLAUDIO BONICHI

Claudio Bonichi

La maschera sul volto della ragazza, o accanto, sul tavolo, quasi a vegliare il suo sonno; il velo che le copre il candido seno o scende a coprirle le giovani membra, i fragili oggetti “strani”, che le sue mani toccano, ecco alcuni dei segni che Bonichi dipinge come “spie” di ciò che non possiamo conoscere come tracce o indizi di quella verità occulta che ci è negata, ma che ugualmente fa parte della nostra sorte. Ancora più espliciti, tali segni si rivelano quando è il medesimo corpo femminile che si fa interprete allusivo del “recondito” di cui la nostra vita è intessuta: che altro infatti possono rappresentare queste sue ragazze che contorcono i loro bellissimi corpi in assurde figure acrobatiche? Bellezza e tormento s’accompagnano nella nostra esistenza, evidenza e oscurità (…).

MARIO DE MICHELI
dal catalogo della mostra personale alla Galleria La Bussola, Torino 1983

22 maggio 1980. Prima mostra alla Galleria 32 di Bonichi, al centro con Paglione e il noto storico dell'arte Mario de Micheli

29 aprile 1999. Personale alla Gall. Appiani 32 di Milano di Bonichi, col pittore G. Modica e lo storico dell'arte Fagiolo dell'Arco

ARTURO CAMASSI

Arturo Carmassi

La limpida qualità della scrittura di Carmassi, lungi dall’indebolire la presenza della rappresentazione, ne denuncia al contrario la complessità e ne accresce il mistero. In una luce cruda e violenta ci viene svelato l’enigma eterno del rituale di Eros. In una zona indefinita, illimitata, l’uomo e la donna si affrontano in un duello mortale, fissati in pose ieratiche la cui tensione tradisce l’interno tremore. L’erotismo è qui assunto nella sua accezione più grave e Carmassi sembra voler rispondere a Georges Bataille quando dice: “in un primo tempo l’improvviso turbamento erotico ci infonde un sentimento che supera qualsiasi altra cosa”.

PATRICK WALDBERG
dal volume Arturo Carmassi, Edizioni Trentadue, Milano 1969

20 feb. 1970. Personale alla Galleria 32 di Milano di Carmassi, qui col noto poeta Raffaele Carrieri

1969. Carmassi col suo gallerista milanese Alfredo Paglione

GASTON ORELLANA

Gaston Orellana

Quello che c’è nella pittura di Orellana è vivo come una vita, sicuro come un oggetto, misterioso come una pietra. Forse la sua arte accanita è un’estensione dell’anima, ma cosa materiale, tattile, rugosa e fertile come l’involucro di un frutto. Questi gusci del mistero o paramenti del sogno si possono toccare e cantano, si possono percorrere nell’ardente lavoro della sua geologia personale.

PABLO NERUDA,
Isla Negra, ottobre 1966
da Orellana, catalogo della mostra, Galleria Trentadue, Milano 1973 

Alla Galleria 32 di Milano personale di Gaston Orellana, qui a colloquio con il conte Uberto Rusconi

Orellana nella sua mostra di Milano. Da sinistra, l'Avv. Cillario, Paglione, Lazi Veress e Aligi Sassu

Il capitano, 1971
Carmassi Arturo

Il capitano, 1971

Il Minotauro, 1968
Carmassi Arturo

Il Minotauro, 1968

L’Ariete, 1969
Carmassi Arturo

L’Ariete, 1969

La stanza, 1968
Carmassi Arturo

La stanza, 1968

Metamorfosi, 1969
Carmassi Arturo

Metamorfosi, 1969

Cestino di mele gialle, 1997
Bonichi Claudio

Cestino di mele gialle, 1997

Iromi allo specchio, 1989
Bonichi Claudio

Iromi allo specchio, 1989

La maschera d’oro, 1993
Bonichi Claudio

La maschera d’oro, 1993

La ragazza e la luna, 1992
Bonichi Claudio

La ragazza e la luna, 1992

Ranucoli di Londra, 1997
Bonichi Claudio

Ranucoli di Londra, 1997

Buscando refugio, 1973
Orellana Gaston

Buscando refugio, 1973

Caliz Nocturno, 1973
Orellana Gaston

Caliz Nocturno, 1973

El humo, 1974
Orellana Gaston

El humo, 1974

El solitario, 1974
Orellana Gaston

El solitario, 1974

La partida, 1974
Orellana Gaston

La partida, 1974

Bonichi Claudio

Carmassi Arturo

Orellana Gaston