Mostra permanente
LA BELLEZZA DELLA CROCE

Loreto, Museo della Santa Casa, Palazzo Apostolico
Mostra permanente

16 luglio 2005

33 OPERE DI 14 ARTISTI DELLA COLLEZIONE ALFREDO E TERESITA PAGLIONE

a cura di Floriano Grimaldi e Alfredo Paglione

Catalogo: Edizioni Delegazione Pontificia, Loreto (An).

Artisti presenti nella mostra

GIUSEPPE BANCHIERI, BRUNO CASSINARI, ARMANDO DE STEFANO, JOSÉ HERNANDEZ, CARLO MATTIOLI, CARLOS MENSA, GABRIELE MUCCHI, GASTÒN ORELLANA, JOSÉ ORTEGA, LINO PERISSINOTTI, KARL PLATTNER, ANTONIETTA RAPHAËL MAFAI, ALIGI SASSU, FIORENZO TOMEA

QUADRI PER UNA DONAZIONE

Spesso, per un curioso errore di prospettiva, si pensa ai protagonisti di “Corrente” come artisti che guardano soprattutto alla Francia di Cézanne, Gauguin, Van Cogh, Picasso, e al Belgio di Ensor. In realtà c’era in loro anche un dialogo non interrotto con i maestri del passato: Birolli studiava Giorgione, Sassu Tintoretto (si pensi alle sue Battaglie, per esempio la Sortita dei cavalieri veneti a Famagosta), Badodi Paolo Uccello, Mucchi appunto Caravaggio…

Uscendo dall’orizzonte di “Corrente” incontriamo poi una Giuditta, dipinta nel 1968 da Antonietta Raphaë1, già protagonista negli anni fra le due guerre della Scuola Romana. L’eroina biblica tiene la testa gigantesca di Oloferne sopra la propria, come fosse un copricapo (o una fionda?). I suoi grandi occhi, il suo corpo dorato immerso nelle tinte vellutate di un paesaggio notturno, scaldato dal fuoco del velo rosso e del cespuglio, fanno di quest’opera un’apparizione barbarica e insieme onirica, e di Giuditta una figura dal fascino oscuro, tra la maga e la creatura zingaresca.

Il nucleo dei pittori italiani comprende ancora il misterioso Fiore del male (1987) di Carlo Mattioli, un artista che ha mescolato una personale declinazione del “naturalismo padano” con una tensione rarefatta di ascendenza metafisica; e La croce (1979) di Giuseppe Banchieri, uno degli esponenti del movimento che alla metà degli anni Cinquanta prende il nome di Realismo esistenziale. Qui l’attenzione alla concretezza disadorna di un pezzo di legno convive con un’atmosfera trasognata, suscitata dallo spazio irreale, dalla grande ombra, dal frammento di tessuto (il velo di Veronica, uno strappo del perizoma, un lembo della Sindone?), che si disegna come una cicatrice sulla croce.

Questa parte del percorso espositivo si completa infine con la figurazione silenziosa ed eloquente, col teatro visionario, di Armando De Stefano.

Qui, però, vorremmo inserire un altro inciso. Abbiamo esitato a usare ancora una volta l’aggettivo “visionario”, che ricorre tanto spesso, esplicitamente o meno, in questo breve scritto. Eppure mentre cercavamo un altro aggettivo (tanto perché il lettore non pensasse che ne possediamo ben pochi, come certi teatranti d’altri tempi che mettevano in scena uno spettacolo affidando tutte le parti a tre soli attori) ci siamo resi conto che quell’aggettivo è insostituibile, non solo per De Ste fano, ma per tutta la collezione che qui è esposta.
Alfredo Paglione, per la sua sensibilità e la sua formazione intellettuale, si è sempre interessato al realismo, ma al tempo stesso ha sentito vicina a sé tutta quella pittura che, muovendo dalla realtà, indagava un oltre e un altrove, si apriva ai territori del sogno e dell’apparizione. Del resto, parafrasando le parole di Morandi secondo cui “non c’è nulla di più astratto del visibile,” si potrebbe dire che non c’è nulla di più visionario della realtà. O, meglio, di un certo modo di vedere la realtà: un modo che lascia cogliere tutte quelle risonanze, quegli echi, quelle presenze, insomma tutte quelle cose che, come diceva Shakespeare, sono più numerose (in terra e in cielo) di quante non ne conosca la nostra filosofia. Si riallaccia all’interesse per il realismo, ma nel senso vasto cui abbiamo appena accennato, anche l’amore per la pittura spagnola, che Paglione ha approfondito negli ultimi decenni, e che in questa mostra è testimoniato dalle opere di Josè Ortega, Carlos Mensa, Josè Hernandez e Gaston Orellana. In Ortega si avvertono, in una composizione liberamente attenta al valore decorativo degli elementi gli echi del romanico iberico. Hernandez evoca un mondo sofferto e carico di umori sinistri, dove bene e male, colpa e redenzione oscuramente convivono. Mensa mescola realismo e surrealismo, con effetti fantasmatici. Orellana, infine, muove da Sutherland e Bacon, ma anche da un certo Tapies…
ELENA PONTIGGIA

 

Aligi Sassu. Studio per ‘Déposizione” 1932, acquerello, cm 33×23 Milano, 21 novembre 1967. Apertura della nuova sede della Galleria 32: Bruno Cassinari fra il critico d’arte Mano De Micheli e il Nobel Salvatore Quasimodo   Milano, 26 ottobre 1978.’Te acque morte” personale di Carlo Mattioli alla Galleria 32. Da sinistra: il poeta Roberto Sanesi, lo stesso Mattioli con i critici Roberto Tassi e Luigi Carluccio Parigi, 1973. Il poeta Raffaele Corrieri nello studio di Josè Ortega
LA BELLEZZA VIA DEL DIO DEL VANGELO

… C’è però anche un altro dato evangelico che aiuta a riconoscere nella bellezza una via del Vangelo: a notarlo è Pavel Florenskij, il “Leonardo da Vinci russo”, genio della scienza e del pensiero teologico e filosofico, sacerdote di Cristo, morto martire della barbarie staliniana. Commentando Mt 5,16 – “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” egli osserva che “ ‘i vostri atti buoni’ non vuole affatto dire ‘atti buoni’ in senso filantropico e moralistico: umwn ta. kala. e[rga vuol dire ‘atti belli’, rivelazioni luminose e armoniose della personalità spirituale soprattutto un volto luminoso, bello, d’una bellezza per cui si espande all’esterno ‘l’interna luce’ dell’uomo, e allora, vinti dall’irresistibilità di questa luce, ‘gli uomini’ lodano il Padre celeste, la cui immagine sulla terra così sfolgora”. Se la testimonianza è via preziosa per l’annuncio del Vangelo, essa è inseparabile dallo sfolgorio della bellezza degli atti del discepolo interiormente trasfigurato dallo Spirito: dove la carità si irradia, lì s’affaccia la bellezza che salva, li è resa lode al Padre celeste, lì cresce l’unità dei discepoli dell’Amato, uniti a Lui come discepoli del Suo amore crocifisso e risorto….
Bruno Forte
Deposizione, 1930
Sassu Aligi

Deposizione, 1930

Crocefissione, 1941
Sassu Aligi

Crocefissione, 1941

Deposizione, 1941
Sassu Aligi

Deposizione, 1941

La pietà, 1942
Cassinari Bruno

La pietà, 1942

L’amico ebreo, 1942
Tomea Fiorenzo

L’amico ebreo, 1942

I vescovi, 1944
Sassu Aligi

I vescovi, 1944

Coll. Priv. Milano
I vescovi, 1944
Sassu Aligi

I vescovi, 1944

Crocefissione, 1954
Sassu Aligi

Crocefissione, 1954

Crocefissione, 1979
De Stefano Armando

Crocefissione, 1979

Dialogo con la morte, 1979
De Stefano Armando

Dialogo con la morte, 1979

La croce, 1979
Banchieri Giuseppe

La croce, 1979

Fin dejornada, 1981
Ortega Josè

Fin dejornada, 1981

Il fiore del male, 1987
Mattioli Carlo

Il fiore del male, 1987

La cena di Emmaus, 1931
Perissinotti Lino

La cena di Emmaus, 1931

La madre, 1977
Ortega Josè

La madre, 1977

Sassu Aligi

Ortega Josè

Mattioli Carlo

De Stefano Armando

Cassinari Bruno

Tomea Fiorenzo

Banchieri Giuseppe

Orellana Gaston

Perissinotti Lino

Raphäel Mafai Antonietta

Mucchi Gabriele