Mostra temporanea
LA FAMIGLIA DE CHIRICO
I geni della pittura

Francavilla al mare, Chieti, MUMI. Museo Michetti, Palazzo San Domenico

24 giugno - 24 settembre 2006

44 DIPINTI, 9 DISEGNI e 1 SCULTURA DI 3 ARTISTI

a cura di Silvia Pegoraro

Catalogo: Edizioni Skira, Ginevra-Milano.

Artisti presenti nella mostra

GIORGIO DE CHIRICO, ALBERTO SAVINIO, RUGGERO SAVINIO
 

I TRE PITTORI DELLA FAMIGLIA DE CHIRICO: LA PITTURA COME IMMAGINE E PENSIERO

“La pittura è cosa mentale”
(Leonardo da Vinci)

“L’opera d’arte […] dice anche qualcos’altro
oltre la pura cosa: àllo agorèurei […]: è alle goria.
Alla cosa fabbricata l’opera d’arte riunisce
anche qualcos’altro. Riunire si dice in greco
Syn-bàllein. L’opera d’arte è sin-bolo”.
(Martin Heidegger)

Le ragioni di una mostra

“È la prima volta che ho visto il pensiero”. Così parlò Magritte di fronte al Chant d’amour di de Chirico, come ci ricorda Marco Vallora in una splendida recensione alla mostra sulla “metafisica” alle Scuderie del Quirinale, nel 2003.
La fascinazione di un pensiero per immagini avvolge la cultura europea quantomeno dal Rinascimento a oggi. Pensiamo a La Scuola di Atene di Raffaello, all’Aristotele e al busto di Omero di Rembrandt, a Las meninas di Velázquez, a Et in Arcadia ego di Poussin. Dietro un quadro può certo nascondersi o palesarsi a saperlo leggere un intero panorama speculativo. Questa pittura trasporta la parola nel mondo dei sensi, le conferisce lo spessore percettivo dell’immagine, la pregnanza fisica della cosa, e nello stesso tempo effonde nell’immagine l’essenza della parola, il pensiero. Questa è la pittura che sia pure con notevoli differenze stilistiche ci hanno trasmesso tre artisti manifestatisi nel giro di due generazioni, e ecco lo straordinario nell’ambito di una stessa famiglia: Giorgio de Chirico (1888 1978), Andrea de Chirico noto come Alberto Savinio (1891 1952) e Ruggero de Chirico noto come Ruggero Savinio figlio di Alberto Savinio, nato nel 1934. Per questo ci si è permessi di giocare, nel dare un titolo alla presente mostra, sull’ambiguità tra “gene” e “genio”, un po’ sulle tracce dell’ineffabile ironia di Alberto Savinio, amante dei giochi linguistici, ipotizzando per questo particolarissimo caso una curiosa interdipendenza tra genetica e genialità.
Giorgio de Chirico è talvolta al centro di discussioni, e qualche critico riconosce il suo assoluto valore pittorico solo se riferito all’epoca “metafisica”, indicando il 1919 come la fine della sua grande arte. Fratello minore di Giorgio, Andrea de Chirico, diventato Alberto Savinio, è un genio sintetico che abbraccia tutte le arti: prima musicista e scrittore e poi, a partire dalla seconda metà degli anni venti, anche pittore. Così come è criticato il de Chirico “post metafisico”, di Savinio si definiscono spesso “deboli” i quadri tardi, a confronto di quelli del secondo periodo parigino (fine anni venti inizio anni trenta). In ogni caso, quelli che sono stati definiti i “Dioscuri” della cultura italiana restano entrambi straordi¬nari protagonisti della storia artistica internazionale. De Chirico e Savinio hanno infatti dato luogo a uno dei pochi momenti di diffusione internazionale della cultura figurativa italiana novecentesca. Nati in Grecia rispettivamente nel 1888 e nel 1891 da un ingegnere ferroviario palermitano, proveniente da una nobile famiglia italiana di Dalmazia, ma nato a Costantinopoli, e da una signora genovese, dopo avere qui trascorso l’infanzia si trasferirono in Germania, Francia, Italia. Da qui la centralità in entrambi del tema del viag¬gio, del mistero del distacco, della struggente commozione del ritorno, che sono una co¬stante della loro pittura e vengono rielaborati in una sintesi originale da Ruggero Savinio, il cui stile per certi aspetti è debitore di quelli del grande padre e del grande zio, ma è inconfondibilmente suo. Secondo il critico Maurizio Calvesi, i dipinti di Ruggero Savinio ricordano quelli del “grande zio Metafisico” da cui ha appreso il mestiere giovanissimo, ma li ricordano negandoli: “non solo con una pittura che non è fatta di stesure da cui la luce emana, bensì di corrugamenti tra cui la luce è presa; ma anche sostituendo all’attesa la sca¬denza di un tempo interiormente urgente, e al mistero la consapevolezza dell’umano solo-umano”. In realtà la pittura di Ruggero Savinio è carica di mistero ed è attraversata da una fascinazione per il mito pari a quella che troviamo nei due più anziani familiari. In lui as¬sume una tonalità più lirica, meno maestosamente “filosofica” che nello zio, e meno ironica che nel padre. La riflessione sul mito costituisce, in tutti e tre i pittori della famiglia de Chirico per la prima volta insieme in questa mostra realizzata dal Museo Michetti – un ottimo esempio tematico di un’idea di arte che li accomuna, e che potrebbe essere forse definita profondamente “concettuale”: espressione di un pensiero articolato e raffinato, che si serve di immagini, immagini che non ignorano però lo splendore della materia pittori¬ca. Fin dall’inizio della sua riflessione artistica, nel 1908 1909, Giorgio de Chirico si pose
infatti il problema di come fare qualcosa di diverso, non da un punto di vista formale ma sostanziale; di come rinnovare non la forma esterna ma lo scopo della pittura, che consi¬steva per lui come poi sarebbe stato per il fratello Alberto Savinio nel “far vedere ciò che non si vede”. In questo essi si collegavano con i maggiori esponenti del simbolismo eu¬ropeo, sia quelli di ambito tedesco, come Böcklin e Klinger, rimasti fuori dalla rivoluzio¬ne impressionista, sia quelli di scuola francese, in essa profondamente coinvolti, comeGauguin o i Nabis.

SILVIA PEGORARO

 

Alberto Savinio coi figlio Ruggero a Roma, 1948 circa
(Foto di Gaspero Dal Corso)
Inaugurazione della Galleria Blumen con la personale di Giorgio de Chirico, qui con il soprano Maria Helenita Olivares e Alfredo Paglione, fondatore e direttore della galleria (Lugano, 21 aprile 1975) Giorgio de Chirico con Sandro Pertini Giorgio de Chirico Cavallo e cavalliere, 1940 Bronzo, 39 x 38 x 18 cm Collezione Alfredo e Teresita Paglione Fusione Tesconi & C. Fonderia d’arte: undici esemplari numerati da 1/9 a 9/9, più tre prove d’artista numerate da 1/111 a 111/111; esemplare n. 6/9; opera realizzata nel 1987‑1988 con autorizzazione di Isabella Far De Chirico
Interno metafisico, 1925
De Chirico Giorgio

Interno metafisico, 1925

Voilà mon rève, 1928
Savinio Alberto

Voilà mon rève, 1928

Cavalli e Dioscuri in riva al mare, 1929
De Chirico Giorgio

Cavalli e Dioscuri in riva al mare, 1929

L’isola dei giocattoli, 1930
Savinio Alberto

L’isola dei giocattoli, 1930

L’apocalypse de Jean, 1930
Savinio Alberto

L’apocalypse de Jean, 1930

Penelope, 1930/31
Savinio Alberto

Penelope, 1930/31

Ettore e Andromaca, 1935
De Chirico Giorgio

Ettore e Andromaca, 1935

Senza nome (poltromamma e poltrobabbo), 1947
Savinio Alberto

Senza nome (poltromamma e poltrobabbo), 1947

Le muse inquetanti, 1963
Savinio Alberto

Le muse inquetanti, 1963

Giardino, 1993
Savinio Ruggero

Giardino, 1993

La conversazione di Burano o La tempesta, 1995
Savinio Ruggero

La conversazione di Burano o La tempesta, 1995

Notturno, 1995
Savinio Ruggero

Notturno, 1995

Spiaggia, 1995
Savinio Ruggero

Spiaggia, 1995

La conversazione dell’autunno, 1998
Savinio Ruggero

La conversazione dell’autunno, 1998

Savinio Ruggero

De Chirico Giorgio

Savinio Alberto