Mostra permanente
ALIGI SASSU.
L'IMMAGINE DELLA PAROLA
100 opere grafiche originali
dal 1967 al 1992

Donazione Alfredo e Teresita Paglione
Museo universitario di Chieti

Catalogo: èDICOLA EDITRICE
Filo d’erba - Aligi Sassu

Filo d’erba
(Milano, 1 ottobre 1950)Mi hanno detto di no.
La mia vita è segnata dal Signore.
Luce della mia luce, il mio cuore è un filo d’erba,
erba verde bagnata di rugiada.
Onde di nuvole nere fumano sulle città,
erba d’uomini falciata da lame d’acciaio,
rugiada di sangue sull’asfalto bagnato
s’impenna nella nuvola l’ala.
Grandina sull’erba piegata
perché la vita è conclusa.Aligi SassuDal vol. “Aligi Sassu. Manuscriptum”, Ediz. La Bezuga, Firenze, 1992
Dino Buzzati, Cavalli di Sassu

Dino Buzzati, Cavalli di Sassu (Corriere della Sera, Milano, 22 marzo 1965)[…]Negli ultimi trent’anni abbiamo avuto tre grandi allevamenti di cavalli. Il primo è quello di Picasso, che ha proliferato quadrupedi più o meno genuini o bastardi sulle pareti di tutte le gallerie d’arte del mondo. Ricordate il cavallo morente nel famoso quadro intitolato “Guernica”? Ha avuto più figli e nipoti quel mammifero che i Patriarchi del Vecchio Testamento. Un cavallo espressionista.
Altra scuderia, quella di Marino Marini, scultore: con prodotti potentemente stilizzati in senso nuovo e moderno, ma fedeli a un ideale di purezza e nudità arcaica. Cavalli ridotti talmente all’essenziale da saper esprimere un sentimento più umano che equino.
E il terzo allevamento appartiene ad Aligi Sassu. Cavalli galoppanti, rampanti, volanti, per lo più imbizzarriti, pieni di estro, eleganza, mattini di primavera e fantasia; e colore rosso, giallo, bianco, viola, verde; lunghe criniere, lunghe code. L’idea-cavallo abbandonata a sé stessa in scalpitanti fantasmagorie al sole mediterraneo, su spiagge e dirupi solitari. Cavalli che erano folate di vento, bizze d’amore, fiamme, rondini, strane creature, più simili a un sogno che a un capitolo di storia naturale. Cavalli essenzialmente lirici.
Questi destrieri hanno avuto un meritato successo, oltre al resto erano espliciti, vivificanti e allegri. […]Dino BuzzatiCorriere della Sera, Milano, 22 marzo 1965
Aligi Sassu e Alfredo Paglione: scenari artistici e percorsi di vita - Adele Cicchitti

Una straordinaria mostra permanente di 100 opere di grafica, “Aligi Sassu. L’immagine della parola”, destinata al Museo Universitario di Chieti, impreziosisce il mosaico di donazioni con cui Alfredo Paglione sta arricchendo l’Abruzzo, rendendo sempre più solido il legame del grande Maestro con una terra così affine per codici ambientali, etici e culturali alla Sardegna delle sue radici familiari.L’amico Alfredo Paglione, mecenate intelligente e saggio, continua a regalarci sorprese, ma il significato più profondo della sua munificenza si fonda e si svela nei processi in fieri che essa riesce ad attivare, generando spinte emotive, flussi di coscienza e motivazioni ideologiche che si (ri)traducono ritmicamente in nuove e consapevoli scelte culturali. Perché intorno ai musei, agli eventi, alle mostre, si agglutinano idee, iniziative, percorsi didattici, circuiti turistici, incontri, seminari, studi e ricerche che ampliano gli orizzonti culturali ed aiutano a disegnare progetti futuri e condivisi a livello individuale e collettivo.Aligi Sassu ed Alfredo Paglione si sono incontrati lungo i percorsi dell’esistenza, intrecciando rapporti parentali e maturando esperienze feconde che conservano, anche dopo la morte dell’Artista, una straordinaria attualità artistica ed etica. La lezione di vita e di arte, compenetrata e vissuta con intensità e verità, viene ora affidata alle giovani generazioni, perché siano capaci di trasmetterla a loro volta, nel segno della bellezza che rende unico ed irripetibile ogni cammino di vita.La scelta di un museo universitario non è casuale, ma si inserisce nell’ottica della formazione e sensibilizzazione degli studenti, delle facoltà umanistiche, come di quelle scientifiche, per aiutarli a crescere sul piano concettuale, a livello estetico e negli stili comportamentali.Nell’itinerario proposto si snodano le opere tra le più significative della produzione grafica di Aligi Sassu, uno dei settori  in cui il Maestro raggiunge vertici di insuperabile eccellenza nella sua pur vasta, poliedrica e complessa produzione artistica.

Litografia, serigrafia, silografia, acquaforte, acquatinta, puntasecca, bulino declinano il repertorio delle tecniche utilizzate da Sassu in una inesausta ricerca del nuovo, nella sperimentazione entusiastica dei materiali più moderni ed inconsueti, nell’utilizzo di punte e di mezzi fuori dall’ordinario per scalfire la lastra e nel riutilizzo ardito di tecnologie desuete o dei vecchi clichés impressi nella sua memoria esperenziale di giovane tipografo. Ed, ancora, nel calcare strade vecchie e, al tempo stesso, nel tentare continuamente sentieri insoliti e diversi per sortire effetti inusitati, ma sempre aderenti al suo dettato artistico ed alla sua sete di perfezione e di compiutezza. Un infaticabile ed instancabile lavoratore che attinge energia dalla giovinezza perenne dello spirito anche negli ultimi decenni della sua vita, un Artista mai pago delle mete raggiunte, ma sempre teso a sperimentare  le inedite possibilità della tecnica con la forza del colore e con il timbro della sua indefettibile eticità. “Il farsi dell’opera si trasforma così in una sorta di laboratorio di ricerca, ove si fatica sui mezzi e sui modi, finché essa…diviene per l’artista la testimonianza di una novità tentata o di una riuscita ottenuta”, come sintetizza opportunamente Paolo Bellini nel catalogo dell’opera incisa e litografica di Sassu del 1984. Un modus operandi che Aligi Sassu interiorizza ed estende anche alla pittura, alla ceramica ed alla scultura, nello stile  sorprendente di artista-intellettuale, che evoca suggestivi richiami all’epoca ellenistica, e nella ricerca continua degli innumerevoli significati possibili con cui l’arte interpreta la realtà.

I numeri impressionanti della produzione grafica di Aligi Sassu, che copre un arco di quasi 70 anni di attività, lo inseriscono nella ristretta élite dei più famosi protagonisti della scena nazionale ed internazionale che si sono cimentati in questo genere. Fogli singoli, raccolte, cartelle, volumi illustrati  documentano lo sforzo titanico del litografo e dell’incisore e la vastità dei riferimenti culturali,  ma anche la coerenza dell’uomo e dell’artista, fedele alle coordinate del suo percorso ideologico e storico: alla scelta figurativa, ma anche allegorica, nel suo stringente significato etimologico di ‘αλλά  γορεύω’, ‘dire altro’, all’impegno politico e sociale, alla libertà espressiva, alla  continua evoluzione della ricerca artistica, alle istanze più profonde, come il bisogno di verità, l’anelito divino, le forme del sacro, il fascino del mito, le suggestioni oniriche e la riflessione sul mondo reale, per limitarci ad alcuni degli aspetti più significativi. Un magma esplosivo di creatività, di soggetti e di tematiche  che si inseguono, si intersecano e si ripetono in modo sempre nuovo,  modellati  con estrema perizia tecnica, vibranti di tensione etica ed emotiva, accesi di luce dallo sfavillio della scala cromatica che sa vestire i sogni e trasfigurare la realtà.

Le opere grafiche, che caratterizzano il percorso espositivo e che motivano il nesso ‘L’immagine della parola’ che ne connota il titolo,  si polarizzano intorno alle  incisioni ed alle litografie, eseguite da Sassu per illustrare una lunghissima ed insospettabile  serie di  opere di autori antichi e moderni.

Le scelte di Sassu illustratore ed i risultati raggiunti, che hanno sempre pacificato la critica in un monocorde giudizio di apprezzamento, hanno radici antiche, nell’interdipendenza fra poesia e pittura che disegna il suo universo interiore e la sua modalità espressiva. L’anima poetica, sensibile e raffinata, riflessa in liriche di squisita cifra estetica, è la chiave interpretativa del suo successo. Sassu ‘reinterpreta’ nelle illustrazioni  il dettato poetico e narrativo di altri autori, perché ne intuisce le sottigliezze più intime e nascoste, ne scandaglia il significato ultimo e più profondo, ne ‘cattura’ l’anima restituendole nuova  vita.

Nella tradizione occidentale la tesi dell’equivalenza tra arti visive e letteratura ha un fondamento remoto nella  formula di Orazio  “ut pictura poesis”, “la poesia è come la pittura” ed in tutta una serie di definizioni analogiche di antica auctoritas che tornano in auge nel Rinascimento e si codificano nelle concezioni del grande Leonardo da Vinci che considera la pittura poesia che si vede e non si sente, mentre la poesia è pittura che si sente e non si vede.

Per Aligi Sassu, protagonista di tante dinamiche culturali che attraversano il ventesimo secolo,   “la parola di un poeta è… verità, natura, anima, una profezia di quel che ho fatto, che devo fare”, come egli afferma. Pertanto la sua attività artistica, nell’illustrare “testi classici – Omero, Dante, Boccaccio, Ariosto, via via fino a Manzoni – non è ludico esercizio della fantasia… ma intensa riflessione esegetica, volontà e insieme capacità di dare corpo e immagine al racconto epico o drammatico, e quindi commento e tributo a un modello insigne riproposto all’attualità” (Carlo Pedretti).

L’eccezionale capacità di sintesi, che è uno dei tratti distintivi di Sassu, intellettuale raffinato e colto, si traduce anche sul piano pittorico nel  condensare ed esprimere il senso di un’intera opera in un limitato numero di illustrazioni.

La sua attività di illustratore tocca l’acme con le  tavole della ‘Divina Commedia’ di Dante, in assoluto il suo capolavoro ‘letterario’. Lo stesso Sassu sembra esserne consapevole, quando afferma: “La Divina Commedia! E’ stata per me una fiamma bruciante, una lettura, una partecipazione vissuta che ho coltivato per tante stagioni, qualcosa che è divenuto specchio della mia anima del mio lavoro per anni…Un testo che mi ha offerto una lettura, una conquista, una continua lotta per la luce della pittura, della forma, della scoperta del mistero delle parole di Dante legata agli esempi universali della condizione umana. La fantasia, la fede concreta nella pittura, non un’occasione illustrativa di eventi”.

Scendendo nei dettagli delle opere esposte nell’itinerario museale, l’attenzione si focalizza su alcune produzioni  grafiche che attingono altissimi livelli artistici. Come l’intero corpus della cartella Fantasie d’amore e di guerra dell’Orlando Furioso, con 15 incisioni a colore stampate a Milano nel 1974, in cui Sassu , nello spazio illimitato del mondo ariostesco, riesce a far emergere l’’interesse per il “naturale meraviglioso”, senza lasciarsi sedurre dalla metafora  e senza farsi trascinare dal flusso narrativo e dalle tentazioni descrittive.  “Badando invece a fissare momenti capaci di concentrare in sé la carica dinamica del poema, lasciando prevalere di volta in volta o il corporeo o il magico o il chimerico senza perdere di vista il rapporto di reciprocità che li compenetra, li fa tra loro omogenei e li eguaglia” (Vittorio Sereni). Del resto l’universo epico cavalleresco di Ludovico Ariosto e la sua ricchezza cromatica risultano particolarmente congeniali al mondo poetico di Sassu, come lo stesso Artista  afferma: “…il poema, fin da quando ero giovane, mi sembrò aperto a tutte le espressioni del colore e della forma, come un luogo deputato, dove la suggestione del movimento si dipana, corre e tutto travolge nella passione di una fantasia che travalica le cadenze temporali……immagini indomabili, che imposero alla mia mano il segno”.

Le donne nude,  Angelica  e  Fiordispina e Bradamante, sono cariche di serena sensualità anche in momenti di pathos, né La maga Alcina risulta più conturbante nell’esibizione delle sue nudità.

La Pazzia di Orlando e La battaglia presentano un turbinio sanguigno di rossi e di gialli e di corpi nudi, immagini di violenza scomposta che si ripetono esasperate in Orlando e il suo cavallo, rosso ed imbizzarrito come la follia del suo cavaliere che in La gran follia  lotta accecato da una luce bianca su una scacchiera di roccia, domato dalla sua psiche. Un rosso cupo e funereo avvolge Bradamante  con il suo cavallo, così lontana dai repertori encomiastici che la riguardano, Rinaldo e Sacripante sprizzano fuoco dai loro muscoli nella tensione della lotta, Ruggiero, Ruggiero e Gradasso, I mostri, Angelica e Medoro, sono avvolti da un monocromatismo azzurro giocato in un climax di toni cupi e lievi che imprigionano e restituiscono emozioni e narrazione. Come l’azzurro del cielo nella potente visione della Follia di Orlando, nudo in groppa ad un cavallo nel mare in tempesta o come nel soffitto celeste istoriato, verso cui tendono  scheletrici alberi spogli, nell’ inquietante e desolata Isola perduta di  Ullania (l’Islanda). Nè si può tralasciare il gioco di bianco e nero, venato di rossi, in Cavalieri, dove tuttavia ogni attenzione è calamitata da uno stupefacente sole bianco cerchiato di nero da cui si allungano grovigli di raggi così simili ai rami di corallo che riconducono alla  Sardegna, epicentro emotivo, culturale e cromatico del giovane Aligi.

Il repertorio espositivo, con le tavole di Omaggio alla Sardegna e di Cavalli e tori, ripercorre i temi più cari all’universo pittorico di Sassu, i più indagati, i più conosciuti, i più intimi. Scrive Dino Buzzati: “Per Aligi Sassu la nuova giovinezza si chiama Palma di Maiorca: un sole terribile e speciale, colori terribili e speciali (non troppo dissimili dalla sua patria Sardegna), chiese fiammeggianti nel delirio meridiano, corride, tori, toreri, tori, tori, toreri, vino, sangue, febbre, morte. Come se avesse subito una trasfusione di sangue violento e rigoglioso”.

L’amore per l’hispanidad fa vibrare in Sassu nuove melodie poetiche e pittoriche ed anche l’illustrazione di ‘Don Chisciotte della Mancia’ di Cervantes s’intride dei suoi riferimenti culturali. Perfino le tavole che illustrano  ‘I Promessi sposi’ di Alessandro Manzoni sembrano attingere ad una modalità interpretativa ispanica, “ …per la carica policroma dei costumi, delle armi, della messinscena degli ambienti…persino le scene della peste, che spiacevano a Goethe per la loro orridità, qui in Sassu, pur nella lividità, sono sontuose: come del resto è sempre solenne la morte, nel nero e nell’oro di Spagna” (Giancarlo Vigorelli).

Nelle numerose opere presenti in mostra, come in altre innumerevoli produzioni artistiche, Sassu dedica anche al soggetto cavallo il meglio della sua tavolozza cromatica, quasi soggiogato dal fascino di questo animale, elegante, fiero e possente, sacro nella sua solennità, ma al tempo stesso selvaggio ed incontrollabile nella sua forza primordiale, nella criniera il vento della sua Sardegna, nel nitrito il suono rassicurante dell’infanzia e dell’identità.

Un’identità che ha il suo mito fondante nel Mediterraneo, essenza, ragione e fine della civiltà occidentale, un viluppo di cultura, una forma mentis, un contenitore straordinario di mirabilia che Sassu celebra con rara eleganza nel murale di ceramica del parlamento europeo in immagini simboliche di prorompente forza espressiva.

La sterminata produzione artistica di Aligi Sassu non permette di avanzare giudizi sintetici ed ultimativi, ma può essere significativo chiudere questo breve excursus sull’opera grafica dell’Artista con le acute osservazioni espresse da Salvatore Quasimodo nell’introduzione alla cartella ‘Aligi Sassu. Opera grafica’: “Il simbolismo di Sassu è inteso come bellezza, ma di ordine etico, non formale; il suo romanticismo è affettivo, evoca gli oggetti del ricordo, dei luoghi…A nche se con una resistenza inconscia, egli arriva egualmente a esprimere il proprio impulso: di essere reale, di seguire una allegoria interna, una solitudine, una durata che fanno parte della sua coscienza”.
Adele Cicchitti

Luigi Capasso, Presentazione Mostra
Alfredo Paglione, già benefattore del nostro Museo universitario, ha voluto proseguire nel mettere in atto la sua vocazione di mecenate dell’arte contemporanea, lasciando un ulteriore segno della sua presenza in Abruzzo con una nuova, cospicua donazione elargita al nostro Museo universitario: cento opere grafiche del Maestro Aligi Sassu.La volontà del donatore è chiarissima ed è stata recepita in forma ufficiale anche nell’atto notorio di donazione: arricchire con opere d’arte i luoghi della nostra Università nei quali si compiono ricerca, didattica ed assistenza sanitaria, anche in qualche modo “alleggerendo”, con il contributo del nutrimento dell’anima attraverso il godimento della vista, la frequentazione e la permanenza in luoghi che – almeno nello stereotipo – sono visti e vissuti come freddi e distanti. L’Università ha accolto con grande partecipazione e convinzione la donazione e, soprattutto, lo spirito che la ha animata.

Una seconda motivazione, non meno importante, è celebrativa, in quanto la donazione è avvenuta nel 2012, anno del primo centenario della nascita di Aligi Sassu, a sottolineare sia il legame che Sassu aveva con Paglione (l’artista ed il suo mercante erano cognati), sia il legame che Paglione aveva ed ha con l’Abruzzo, sua terra d’origine.

La raccolta che oggi si presenta al pubblico attraverso il catalogo completo, rappresenta un insieme significativo, un importante e completo ensemble di opere grafiche di Aligi Sassu; le singole opere sono destinate ad una sorta di dispersione benefica all’interno del nostro Ateneo, tanto che, per volere concordato del Magnifico Rettore, Carmine Di Ilio, e dello stesso Alfredo Paglione, per la maggior parte esse saranno sistemate stabilmente presso il Centro di Eccellenza per lo Studio dell’Invecchiamento (Ce.S.I.: struttura della Fondazione “D’Annunzio” dell’Università “Gabriele d’Annunzio”). In attesa che questa collocazione definitiva della maggior parte delle opere grafiche si perfezioni, una parte delle opere stesse è stata collocata in esposizione temporanea presso la sede del Museo universitario, mentre una selezione ristretta (comprendente, fra l’altro, tutte le sette opere appartenenti alla “cartella” dedicata a Don Chisciotte della Mancia) sono state collocate, per volere del Rettore e del Consiglio di Amministrazione, nella sala consiliare della nostra Università, come dire nel luogo più centrale e simbolico di tutto il nostro Ateneo.

Cosicché le opere donate iniziano a svolgere la funzione per la quale la donazione stessa è avvenuta, conferendo cioè il loro contributo di piacere, di cultura e di seduzione ai luoghi istituzionali della nostra Università.

Il Museo universitario vigilerà a che questa funzione permanga intatta nel tempo ed a che le opere donate vengano sempre godute e fruite dal maggior numero possibile di nostri utenti. Al contempo il donatore risulta pienamente appagato dall’avere contribuito ad elevare luoghi e genti della sua terra d’origine verso un progresso culturale che è la nostra stessa missione istituzionale.

Luigi Capasso

Direttore
del Museo  Universitario

Chieti, primavera 2014.

Cavalieri, 1974
Sassu Aligi

Cavalieri, 1974

I mostri, 1974
Sassu Aligi

I mostri, 1974

La maga Alcina, 1974
Sassu Aligi

La maga Alcina, 1974

Orlando e il suo cavallo, 1974
Sassu Aligi

Orlando e il suo cavallo, 1974

Ruggero e Gradasso, 1974
Sassu Aligi

Ruggero e Gradasso, 1974

Cavalli di luce, 1982
Sassu Aligi

Cavalli di luce, 1982

La casita, 1982
Sassu Aligi

La casita, 1982

La grande battaglia, 1982
Sassu Aligi

La grande battaglia, 1982

Cavallo di luna, 1982
Sassu Aligi

Cavallo di luna, 1982

Cavalli sulla scacchiera, 1983
Sassu Aligi

Cavalli sulla scacchiera, 1983

Maison tellier: le tre rosse, 1983
Sassu Aligi

Maison tellier: le tre rosse, 1983

Uomini che lottano e cavallo, 1983
Sassu Aligi

Uomini che lottano e cavallo, 1983

Sassu Aligi