Mostra temporanea
OMAR GALLIANI.
Sguardi

Francavilla al mare, Chieti, MUMI. Museo Michetti, Palazzo San Domenico

12 settembre - 25 ottobre 2009

40 DIPINTI E 40 DISEGNI DI OMAR GALLIANI DAL 1978 AL 2009

a cura di Giovanni Gazzaneo e Alfredo Paglione

Catalogo: Edizioni Umberto Allemandi & C., Torino.
SGUARDI, VOLTI, ORIZZONTI.
OMAR GALLIANI E LA BELLEZZA RITROVATA
Il segreto di Galliani è nello sguardo: verso se stesso, gli altri, il mondo. L’arte parte dallo sguardo e nello sguardo ritorna perché la visione è una questione, prima che fisica, interiore e tutto comprende e accoglie. Gli sguardi sospendono il tempo, sono oltre lo spazio, rivelano quel che le parole sanno solo balbettare, aprono orizzonti: lo sguardo dell’amata, lo sguardo della madre, l’ultimo sguardo. I suoi volti, geografia dello spirito, anche se hanno gli occhi socchiusi, anche se proiettati in una visione interiore ti catturano. Laddove l’arte ha rinunciato a comunicare, imprigionata tra concettualismo e nichilismo, gli sguardi invitano ad avere una prospettiva che parte da dentro, che unisce sensazioni e anima. C’è abbastanza carne e abbastanza spirito nell’arte di Galliani per ritrovare noi stessi, per intuire che il nostro agire non può essere dettato dalla volontà infinita di Cartesio o dalla libertà infondata e indifferente di Sartre. I Mantra sono lì ad ammonirci, nella polifonia di parola e immagine: l’orrore del fine e del fondamento, che ha alimentato i tempi moderni, invece di salvaguardare la libertà l’annientano, rendendola sterile. «La pittura è bella – scrive Galliani – quando riesce ad annullarsi in se stessa e vincere la propria resistenza nell’essere come corpo a sé, distante dal mio. Ma tutto ciò è doloroso poiché implica una mancanza, un vuoto desiderante». Abbiamo confuso il nulla con la nostalgia del totalmente altro.

Galliani non ha paura della bellezza. Ogni tavola è frutto di un lavoro assoluto, totalizzante, di un operare con metodo: da oltre trent’anni, occupa nove ore della sua giornata perché la meraviglia abiti nuovamente l’arte contemporanea. Nelle sue tavole il ritorno all’umano è nel segno del volto. Il ritorno al creato nel segno del cielo. Omar Galliani è cavaliere del Graal, della bellezza possibile solo perché donata, offerta nel sacrificio. Un Parsifal solitario. Non ha assistenti. Non appartiene a correnti. Non ne ha bisogno. Gli basta essere se stesso.

GIOVANNI GAZZANEO

UN DISEGNO DA PRIMATO: QUANDO LA LINEA UNISCE GLI OPPOSTI
Pochi artisti, nel panorama contemporaneo, hanno meditato sul valore del disegno come Omar Galliani. Nessuno però come lui ha saputo non solo portare l’arte della linea a un superbo magistero espressivo (il che è molto, eppure sarebbe ancora poco), ma dimostrare che il disegno è la vera opera d’arte totale.
Il disegno, cioè, quando è modellato e toccato come accade nelle sue tavole, diventa pittura, musica, progetto architettonico. Non è un genere minore, ma un genere maggiore. Non è uno studio iniziale della composizione, ma la forma espressiva più compiuta. Non è qualcosa di meno, ma di più.
Forse non è un caso che a raggiungere questa consapevolezza sia un artista italiano. Perché è vero che in ogni Paese e in ogni tempo, tranne forse il nostro, ci sono stati maestri che hanno predicato e praticato la nobiltà del disegno (a partire da Ingres che diceva: «Il disegno è la probità dell’arte», intendendo la stessa cosa che affermava Saba: «Ai poeti resta da fare la poesia onesta». Dove onestà e probità significano innanzitutto rispetto per il linguaggio).
È però altrettanto vero che in Italia esiste la più antica tradizione di teoria del disegno, dal Rinascimento toscano, che ne sosteneva il primato su tutte le arti, a de Chirico, che lo definiva «arte divina».
Con analoga consapevolezza teorica, ma guardando ad altri maestri, dagli antichi come Leonardo e Correggio al vasto orizzonte del mondo simbolista, Galliani nelle sue tavole riflette sulla vita. Che è quanto dire sulla morte. Riesce anzi a raffigurarle, entrambe, come se la luce dell’una fosse inseparabile dall’ombra dell’altra, e ne fosse il travestimento, se non la declinazione. Analogamente le sue carte rivelano che ogni cognizione della bellezza è inseparabile dalla constatazione della sua brevità, quindi dalla cognizione del dolore. E rivelano, ancora, che ogni forma di Eros è minacciata dalla presenza di Thanatos, e ogni sensualità, ogni istinto di vita, confina con un istinto uguale e contrario, che è quello distruttivo.

Nasce di qui, dall’intuizione rabdomantica di questa complessità, l’inconfondibile atmosfera delle opere di Galliani, che sono insieme lunari e vitali, percorse dalla vulnerabilità e dalla forza, da una vocazione ascetica e da un richiamo sensuale.

ELENA PONTIGGIA

Disegno, 1999
Galliani Omar

Disegno, 1999

Breve storia, 2001
Galliani Omar

Breve storia, 2001

Nuove, 2001
Galliani Omar

Nuove, 2001

Nuove, 2003
Galliani Omar

Nuove, 2003

Nuovi santi, 2004
Galliani Omar

Nuovi santi, 2004

Santi, 2006
Galliani Omar

Santi, 2006

Santi, 2006
Galliani Omar

Santi, 2006

Santi, 2006-2007
Galliani Omar

Santi, 2006-2007

La moglie, 2009
Galliani Omar

La moglie, 2009

Primavera, 2009
Galliani Omar

Primavera, 2009

Senza nome
Galliani Omar

Senza nome

Lucia
Galliani Omar

Lucia

Galliani Omar