Alfredo Paglione

IL MIO DONO PER LE GENERAZIONI FUTURE

“Attraverso le donazioni desidero che la bellezza raggiunga il maggior numero di persone, che riempia i loro occhi e tocchi il loro cuore e gli faccia percepire la luce che c’è sempre oltre il buio. La collezione di Palazzo de’ Mayo è l’ultima tappa di un cammino iniziato con la creazione del Museo dello Splendore, il Mas, nel 1997 e continuata con l’apertura di tanti Musei o di sezioni di arte contemporanea in Abruzzo. Un cammino che continua e che ha come filo conduttore il mio omaggio soprattutto ai giovani, che sono la speranza e il futuro di questa Italia che non sa più dare fiducia, spazio, lavoro ai suoi figli. Per loro ho voluto diffondere richiami all’arte e alla bellezza: è come se accendessi dei piccoli fuochi, come se piantassi degli alberi. Mi auguro che vengano ben accolti, alimentati e fatti crescere nel tempo, per aiutare i giovani a ricercare la bellezza che, com’è stato per me, li farà vivere meglio e risponderà alla loro sete di grandi orizzonti”.

ALFREDO PAGLIONE


I motivi di una scelta

Il titolo che abbiamo scelto per presentare questa nostra raccolta, ospitata nelle sale del Museo «Costantino Barbella» di Chieti, mi fu suggerito, tanti anni fa, da un noto critico d’arte, a noi tanto caro: Mario de Micheli. Lo adottai allora, nel maggio del 1969, per una mostra collettiva di fine stagione – e successivamente ho creduto opportuno riproporlo sempre, ogni qualvolta presentavo, in Italia e all’estero, gli artisti della Trentadue, la mia galleria di Milano – in quanto, oltre a riassumere il mio pensiero e le mie scelte, voleva già allora avere soprattutto un valore programmatico, definendo in modo chiaro e preciso l’area di ricerca degli artisti di cui mi sono occupato nella mia attività quasi quarantennale nel campo dell’arte. «Arte per Immagini» significa un’arte di rapporto, un’arte di comunicazione esplicita, o perlomeno un’arte che ha trovato il termine medio in cui la soggettività dell’artista s’incontra con la soggettività dello spettatore. Il termine medio è appunto l’immagine come terreno comune d’intesa, come punto non ermetico di convergenza, come linguaggio aperto, non sigillato. Vuol dire forse tutto ciò che l’immagine
collegata ai motivi riconoscibili della realtà cessa di essere suggestiva, intima, misteriosa? Max Beckmann diceva che l’unica strada per l’invisibile è il mondo visibile. È la nostra condizione!
L’immagine, quindi, è la chiave o il tramite di questa conoscenza. E invisibile non è parola che voglia indicare qualcosa fuori della realtà, bensì la sostanza della realtà, la zona più profonda dei sentimenti, il momento più recondito delle circostanze, il lievito più segreto di un accadimento. «Arte per Immagini» quindi come dialogo attivo fra l’artista e gli altri, come intento di una comprensione reciproca. «Arte per Immagini» come spazio di ricerca e segno distintivo per chi, pur in un tempo così complesso e travagliato come il nostro, insegue con tenacia i valori autentici e universali della poesia e della bellezza.

ALFREDO PAGLIONE